La bialera du diau!

Salendo ai Ciargiur  si raggiunge la chiesetta alla sommità dell’antico borgo.

Se si è fortunati si incontra Valter che è un incantevole “cantastorie”. Dalla sua piccola baita c’è una finestra sulla valle, sembra a prima vista un bel quadro dai colori intensi. Osservando con attenzione invece il quadro si anima di vita e movimento… diventa appunto ciò che è.

 

La bialera du diau (Da una racconto di Valter Ferlanda)

Durante una di quelle serate nella stalla, nel bel mezzo di un’assemblea dei borghigiani riuniti per la bealera, si sentì bussare all’uscio. Chi mai poteva essere a quell’ora, durante quell’acquazzone, tra quei lampi e tuoni? Tra sgomento e un po’ di paura il capofamiglia si alzò e aprì al viandante. Fuori dall’uscio un lampo illuminò un uomo alto, vestito di nero. Il suo cappello la larghe tese scaricava acqua sul tabarro. Fattogli cenno di entrare, il personaggio – essendo alto di statura – si chinò per entrare dalla porta e in segno di rispetto si scoprì e salutò.

Si chiacchierò da subito con facilità: fu maggiore la curiosità di conoscersi che la sorpresa di vedere un uomo a quel Ciargiur. L’uomo rivelò subito il motivo del suo arrivo.: “Ho sentito i vostri discorsi e, se volete, sono pronto a risolvere i vostri problemi in una notte, dalla nascita di Venere – la stella dei campagnin – al cantare del gallo. Ad opera finita, con l’acqua che arriva ai Ciargiur, voglio però in cambio in sposa la più bella tra le ragazze del Ciargiur” – certa Angelina figlia di Ostorero Gallina proprietaria dell’ultimo alpeggio, l’Agliè, il più alto, ai piedi dei sassi del crinale che scende dai Picchi del Pagliaio.

Che battuta! Che stupidità! Impossibile! Con quel po’ di ilarità che la stanchezza concedeva si accettò la scommessa. Tutti a nanna nel caldo paiun, lontani dai pensieri. Però verso il cuore della notte, qualcuno udì dei rumori strani, colpi di mazza, sassi rotolanti, seguiti da rumore di acqua ruscellante, una cascata.

Ci fu agitazione, non si capiva quello che stava succedendo. Le donne pensarono a quello strano uomo, quello di quella notte. Certo l’acqua serve, ma la Angelina è una delle nostre e quello è un diavolo. Il diavolo?! Sveglia veloce, uomini con i furnel al massimo, donne con i paioli al fuoco cercando di fare rumore con i mastelli. Perché? Per cercare di svegliare il gallo, che a quell’ora dormiva beato. Sveglio ma un po’ rintronato da quel brusco risveglio, credendo di essere rimasto addormentato, si mise a cantare prima del tempo.

Il canto del gallo stupì il “diavolo” o presunto tale. Non aveva calcolato che lassù i galli cantavano anche di notte. Tutto finì, niente più colpi di mazza, di piccone. Acqua niente.

Niente più bialera du diau, al diau la bialera!

Si ringrazia “Bollettino CAI Coazze” per le fonti

 

 

 

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